Da un mio articolo a proposito di ... trasporti in Kenya:
Le cose cambiano quando ci si
inoltra nella provincia del Nord-est o nord-ovest dove i km di pista sono
ancora molti (anche se temerari ingegneri cinesi sono all’opera per asfaltare
la grande strada che ci collega con l’Etiopia – che fa parte della lunga
arteria Il Cairo-Citta’ del Capo!). Da noi risale solo a due anni fa
l’apparizione di un pulman di “linea” giornaliero che collega Marsabit ad
Isiolo o Nairobi. Prima per scendere al sud (dove tutta l’attivita’ del Paese
e’ concentrata, essendo la zona nord desertica e ancora basata su economia
“semi-nomadica”, e quindi poco sostenibile e con grande sacche di poverta’) un
solo mezzo era disponibile: il famigerato “lorry”, che qui sta ad indicare
qualsiasi “carretta” a quattro o piu’ ruote, dal semplice pickup al camion al
grande snodato… Essendo questi mezzi usati per il trasporto di merci e di
animali e non avendo posti a sedere (tranne i due vicino all’autista), uomini
donne e bambini si arrampicano sulla capotta sedendosi sulle sbarre di ferro e
viaggiando cosi’ per diverse ore, anche dodici… Vi lascio immaginare la
stanchezza e la forma… del fondoschiena all’arrivo!
Un’altra incognita dei viaggi
e’ l’ora di partenza e quella di arrivo… che ovviamente non sono mai fisse, ma
si adattano alle esigenze dei viaggiatori e del conducente. E dipendono dalle
condizioni della strada: eh si’, perche’ nei 250 km che ci separano
dall’asfalto, tutto puo’ succedere… e questo “tutto” ti spinge ad imparare la
famosa “pazienza” africana, se vuoi
sopravvivere e sopravvivere felice e senza stress. Perche’ puo’ capitare che
non solo si buchi una ruota e non si abbia il cambio, ma che un pezzo del mezzo
si rompa e che non si riesca a ripararlo con una corda o con fil di ferro e
tocca passare ore sotto il sole o nel freddo della notte (e li’ sperimenti che
nella savanna vivono un … sacco di animali!!!). Puo’ anche capitare, come
capita in questi giorni di stagione delle pioggie, che il povero lorry non
riesca a superare certi punti “allagati” da fango al ginocchio e che rimanga
quindi impantanato, impedendo il passaggio a tutti i veicoli sulla strada.
Anche in questo caso tocca aspettare che l’autista con qualche uomo di buona
volonta’ scarichi il carico dal camion, poi si metta a scavare con pala e zappa
– trasformando quel che rimaneva della strada in un campo pronto per la semina,
infilando sotto le ruote del bestione grosse pietre (che per fortuna non
mancano)… che si spera riescano a dare un buon appoggio per la ripartenza…
I trasporti e il modo di
viaggiare qui in Kenya sono stati una delle prime difficolta’-bellezze-fonte di
avventure che ho incontrato da quando sono arrivata…
Nella capitale Nairobi, la prima
cosa che mi sconvolse di piu’ fu… il fumo nero delle macchine, dei camion (in
pieno centro!), delle motorette, delle “api”, dei bus e dei minibus… ossia di
tutto cio’ che si muove su ruote… insieme poi alle lunghe e interminabili code
che ti mangiano ore al giorno (sapendo di respirare quello che respiri!!!). A
parte il mettere a rischio la tua vita tutte le volte che tenti di attraversare
la strada (su strisce pedonali o no, con o senza semaforo – che tanto nessuno
guarda!), quello che mi ha poi affascinato sul modo di viaggiare kenyota e
continua ad affascinarmi e’ la sensazione di entrare a far parte di una
comunita’ ogni volta che salgo su un bus-pulman-pulmino (quelli a 14 posti si
chiamano “matatu”), soprattutto quelli che portano fuori citta’: ognuno si
carica il suo pezzo di vita, mamme con bambini, galli e galline, qualche capra
se si arriva dalla campagna e poi una quantita’ enorme di scatole e scatoloni,
con prodotti agricoli o cose comprate in citta’ da rivendere nel villaggio… E
chi piu’ ne ha piu’ ne metta: basta alzare gli occhi al tetto del pulman per
scoprire che qualcuno sta facendo trasloco con tanto di letto o divano con
poltrone in corredo, oppure che qualcunaltro si e’ comprato il motorino nuovo e
l’ha legato lassu’…
Fantastica poi l’esperienza
del “matatu” in villaggi di campagna, dove ti ritrovi a condividere due sedili
in quattro piu’ un quinto seduto nel passaggio su un assicella di legno fornita
dall’autista… Succede cosi’ che i figli del tuo con-sedile si siedano sulle tue
ginocchia, una gallina legata per le
gambe finisca sotto i tuoi piedi, la musica tradizionale ad alto volume e la
guida spericolata dell’autista ti intontiscano… e sul piu’ bello, ovviamente il
tuo vicino decida che quella in mezzo al nulla e’ proprio la sua fermata… e
cosi’ si deve scomporre in un secondo il perfetto incastro che gli scossoni
avevano creato tra gli occupanti del pulmino per lasciare scendere il buon
uomo! Il “posto” (cioe’ i 4 cm di spazio occupati dal tuo ex vicino) non
rimarra’ vuoto a lungo: l’autista infatti non avra’ il coraggio di rifiutare
una signora di… bella stazza (come le tante signore kikuyu delle champagne) sul
ciglio della strada con sacchi e bambini al seguito… E anche se tu ti chiedi
come ci entrera’ tutta questa umanita’ e roba in questo spazio ristretto, non
ti preoccupare… ci entrera’… perche’ c’e’ sempre posto per un cliente! E come
canta una famosa canzone: Kenya yetu, Hakuna matata! Nel nostro Kenya non ci
sono problemi!
Ma la scena piu’ bella arriva al momento di
pagare il “biglietto”: il controllore (anche lui pigiato contro il finestrino,
molte volte in piedi tra la porta e il sedile, con la testa che batte nella capotta)
chiede a quelli vicini a lui di chiamare i piu’ lontani e allora inizia una
catena di gesti superlativi (una specie di linguaggio dei segni) che consiste
nel tocco della spalla del vicino con il classico segno dei soldi con pollice e
indice e cosi’ via con il… telefono senza fili, fino a raggiungere tutti i
passeggeri!

E cosi’ sono anche collegati
tutti i villaggi che circondano Marsabit, dai piu’ vicini fino a quelli spersi
nel deserto di sale del Chalbi, a centinaia di km di distanza.

E non e’ che questo succeda
solo ai camion… Alcuni anni fa, in uno dei viaggi missionari prima di
stabilirmi qui, cercando di raggiungere in Land Rover un villaggio ad un
centinaio di km dalla cittadina, siamo sorpresi, proprio nel bel mezzo del
deserto, da un fiume stagionale che raccoglie le acque di tutta la regione
montana circostante. L’acqua scorre impetuosa ed e’ pericoloso anche solo
provare ad avvicinarsi. L’unica e’ aspettare. Ed e’ quello che facciamo,
lasciando che il primo pomeriggio assuma il rosso del tramonto poco a poco fino
a trasformarsi nel meraviglioso manto notturno, accompagnato da milioni di stelle
che solo un cielo nel deserto ci puo’ regalare … Il silenzio profondo,
interrotto solo dagli ululati delle iene in cerca della cena, si accompagna
alla sensazione di un abbraccio protettivo, di calma profonda, che sembrava
venire dalle viscere della Terra. I
morsi della fame si fanno sentire e con sister Isabel e padre Alex, condividiamo
quel poco di frutta e acqua che l’esperienza ci ha insegnato a mettere nello
zaino. Ma a quanto pare, la luce del nostro fuoco non passa inosservata neanche
in mezzo a pietre e acacie spinose e vediamo luci di torcia muoversi nella
notte come lucciole… Sono morani, giovani guerrieri Rendille che stanno di
guardia agli animali al pascolo, lontano dal villaggio e costruiscono capanne
provvisorie dove passano la notte… Nel buio della notte, solo il bianco dei loro
occhi e dei loro denti. Loro poche parole di Kiswahili (la maggior parte non e’
andata a scuola) e noi quasi nessuna di Rendille. Parlano tra di loro, e dopo
un po’ arrivano con alcune tazze di latte munto poco prima… Mai regalo e’ piu’
gradito: nel pentolino di emergenza sbucato da sotto un sedile gia’ si scalda
ed emana nell’aria fresca il profumo classico di “carbone”, dai contenitori
dove lo ripongono per conservarlo anche per diversi giorni. Intorno al fuoco
chiacchieriamo e ci godiamo lo
spettacolo di costellazioni che neanche sapevamo esistere. Pace profonda.
Rassicurati dalla presenza dei morani non troppo distanti, cerchiamo di
sistemarci alla meglio nella Land Rover per dare un po’ di riposo ai nostri
corpi. Il primo sole del mattino non ci da’ il tempo di svegliarci con calma,
che gia’ fa caldo. L’acqua e’ scesa di livello e si decide di tentare, dopo
esserci assicurati della consistenza del letto del fiume. Quattro ruote motrici
e la vecchia Rover passa egregiamente il test… e noi si procede, ringraziando
per quella avventura finita bene, per quella generosita’ inaspettata da parte
di sconosciuti, per quella pace tipica delle notti africane e per…il dono
dell’acqua, che preziosa dara’ da bere a tanta gente e animali…